L?anno passato si è concluso con un aumento dei controlli ecografici a cui ogni donna si sottopone nell?arco della sua gravidanza.
?Sale appunto al 37,6% la percentuale di donne che hanno fatto 7 o più ecografie durante i nove mesi, rispetto al 23,8% nel 2000 e al 28,9% nel 2005.
Ci tengo a sottolineare che questo aumento non è strettamente correlato ad un aumento di patologie in gravidanza.
Inoltre il 94,3% delle donne si sottopone alla prima visita entro il terzo mese di gravidanza, con una predilizione ad effettuarla alle porte del secondo mese, il momento in cui la donna solitamente si accorge di essere incinta.
Questo aumento di visite ecografiche è invece correlato alla scelta di farsi seguire da una struttura o da un ginecologo privato piuttosto che da una struttura pubblica, infatti il 45,2% di donne che hanno effettuato più di 7 ecografie son donne che son state seguite da un ginecologo privato.
Dati che ci devono fare riflettere, o quanto meno condurre nel farci delle domande.
A partire dagli anni novanta è andata diffondendosi l?ecografia tridimensionale, che tutt?altro che essere uno strumento di diagnosi clinica è un vero e proprio strumento con una chiara finalità commerciale.
Molti dottori hanno dichiarato che l?ecografia tridimensionale fornisce delle immagini seducenti in superficie, ma quello che a loro interessa è l?interno, sono gli organi; il check up del bambino stando al loro punto di vista si fa appunto in due dimensioni.
La questione dell?innocuità dell?ecografia, che ha suscitato in passato varie polemiche, riemerge anche al di fuori della sfera degli specialisti. Ma tutt?oggi manca un?indagine seria sugli effetti collaterali e sui rischi derivanti dall?abuso di questo strumento diagnostico.
Facendo qualche passo indietro possiamo delineare brevemente la storia che ci ha condotto fin qui, a questa volontà di voler guardare dentro al corpo, di conoscere per la prima volta la propria creatura attraverso appunto un?ecografia.
Con il tempo la percezione visiva è andata passo passo prevaricando tutti gli altri sensi, assumendosi il primato di scientificità e di vero, proprio per il fatto che ciò che si vede e soprattutto ciò che le macchine mostrano è così e così deve essere. Non può essere che altrimenti.
Le stesse parole embrione e feto son stati introdotti nel linguaggio e nel pensare comune da meno di un secolo, da quando ?la creatura? ha iniziato ad essere un oggetto della scienza, su cui compiere osservazioni, interventi e nutrire discorsi a carattere bioetico, giuridico e politico.
Tutt?oggi confrontando dizionari della lingua italiana o dizionari scientifici di ambito medico, possiamo rivelare come questi termini abbiano un confine reciproco molto labile, che tutt?oggi si presta ad interpretazioni differenti.
Allo stesso tempo si deve constatare una colonizzazione del linguaggio comune da parte di quello biomedico, sia per quanto riguarda la creatura che per quanto riguarda la percezione stessa della gravidanza, ora conteggiata in trimestri ora in settimane. E le lunazioni, che fine hanno fatto?
Che fine ha fatto la percezione e il linguaggio della donna?
Fino all?ottocento la scienza non aveva mai valicato tale limite, appropriandosi del frutto del grembo della madre, quanto piuttosto il bambino veniva definito esclusivamente dalla donna e dal suo sentire.
Era la donna stessa che al percepire i primi colpetti nella pancia, intorno al quarto, quinto mese, dichiarava pubblicamente la sua maternità.
Nessuno la metteva in dubbio, nessuno ricopriva un posto gerarchicamente più alto tale da permettergli di intervenire su quanto affermato e sentito dalla madre.
Le prime illustrazioni di feti avvengono con uno scopo puramente didattico, all?incirca intorno al cinquecento, con la finalità di suggerire le opportune manovre da effettuare durante parti con complicazioni.
Ma tali illustrazioni non scindevano mai il feto dall?ambiente uterino in cui si sviluppava, e tutto si presentava come un tutt?uno, tanto che furono chiamati i feti lampadina, per via della pellicola che li avvolgeva.
Bisogna arrivare all?ottocento per assistere a questa rottura rappresentativa tra il feto e l?ambiente uterino che lo ospita, portata avanti dagli stessi dottori che volendo guardare dentro il ventre della donna sono andati a infrangerne la sua segretezza.
Lo sfondo bianco della pagina va a sostituire le pareti dell?utero e proprio in questi stessi anni inizia da parte dei dottori, come Spallanzani e molti altri, la moda delle collezioni dei cadaveri di feti.
Addirittura sono stati differenti i dottori che hanno iniziato a farsi ritrarre in posa nel loro studio con una mano appoggiata su un vaso di vetro messo sulla scrivania contenente un piccolo feto formato.
La prima radiografia di una gestazione avviene nel 1913 effettuata su una donna tra il sesto e settimo mese. Già raccomandata a partire dal 1921 per ovviare alla presunta inaffidabilità della palpazione clinica.
L?ecografia fa invece i suoi primi passi nel mondo della maternità solo a partire tra il 1960 e il 1970.
Ma ancora in tutto il corso degli anni settanta i dispositivi ecografici son percepiti esclusivamente come strumenti di controllo e monitoraggio della salute fetale.
A poco a poco il feto si trasforma già in paziente, ancor prima quindi di venire alla luce.
E? sottoposto a diagnosi e terapie mediche a carattere preventivo. E la donna a sua volta segue un iter che profuma di ?controllo di qualità?.
All?epoca erano pochissime le donne che si sottoponevano all?ecografia e comunque nell?arco della gestazione ne veniva effettuata per lo più una sola, al ridosso del parto, per verificare la posizione fetale.
Sempre più il sapere delle mani, del tatto che suggerisce e che indica, è stato paralizzato e sostituito con il sapere degli occhi; sapere di cui si stabilisce il primato, come già detto, grazie al supporto delle macchine.
L?uomo ha volutamente ignorato che tutti gli strumenti diagnostici oltre ad essere creati dall?uomo stesso, per cui presentano già dei limiti intrinseci, sono soggetti a interpretazione dell?operatore.
Motivo che li espone doppiamente all? errore.
Ma questo non si tiene tutt?ora presente.
La ricerca va avanti e nei primissimi anni ottanta si assiste ad una rivoluzione migliorativa con conseguente diffusione dell?ecografia bidimensionale, che apre nuovi ambiti di ricerca, quali la medicina fetale e la procreazione assistita.
Fino ad arrivare agli anni novanta in cui si sviluppa e si diffonde l?ecografia tridimensionale, che perdendo la sua esclusiva finalità diagnostica va a rivoluzionare il periodo di attesa e di percezione del bambino.
Ivan Illich parla di iatrogenesi sociale riferendosi agli effetti della biomedicina sulle persone e il loro modo di pensare e di agire.
Quando si smette di farsi domande, quando tutto si prende per buono, quando cadono i dubbi, il giudizio criticamente costruttivo, quando l?indignazione affoga in una consuetudine passiva allora la iatrogenesi (gli effetti dell?istituzione medica e farmacologica) ha avuto i suoi effetti a livello sociale.
Specialisti di ogni sorta insegnano alle donne incinta come ?farsi un?idea del proprio bambino?, come prendere contatto con esso, come stabilire ?un contatto vivo?.
Siamo di fronte ormai da decenni ad un?espropriazione del corpo nella sfera pubblica, sociale e giuridica regolamentata da analisi e valori che rendono tangibile il grado di salute della persona, che viene sempre più dissociata dal contatto con se stessa e dal saper conoscersi, perché di fatto non è più socialmente autorizzata.
Un ultimo dato ,prima di concludere, strettamente connesso al modo in cui una donna sceglie di vivere la propria gravidanza, riguarda il monitoraggio cardiaco fetale continuo durante il travaglio ,che all?interno dei parti spontanei (che avvengono si per via vaginale ma che son tutt?altro che naturali perché si avvalgono di procedure altamente medicalizzate e intrusive) ammonta in Italia al 45,2%.
Quasi una donna su due si avvale o subisce una tale procedura.
Ma come sorprendersi se non è stata incentivata, coltivata ed esplorata la connessione della madre con la propria creatura?
La donna può sapere benissimo come sta procedendo la sua gravidanza, come sta la sua piccola creatura in crescita.
Bisogna costruire affinchè ciò sia sempre meno marginale e sempre più centrale nella vita di ogni donna e come base dell?intera società.
Mi renderebbe immensamente felice se qualcuno di voi volesse condividere il suo pensiero, la sua esperienza e il suo sentire.
Con determinazione mi muovo affinchè il corpo della donna non sia più un luogo pubblico.
E con gioia so di non essere la sola.