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Gli elfi e i loro figli negli anni '80

Parliamo del lontano 1980 quando son cominciati a nascere i primi figli degli elfi.

La situazione non era quella di oggi: case confortevoli e contratti di affitto, o addirittura di proprietà.

Allora eravamo in occupazione, accampati alla belle e meglio, nailon alle finestre al posto dei vetri, spifferi d?aria da per tutto, dispense vuote o quasio, illuminazione a candela.

Eppure alcune donne avevano già la coscienza (o l?incoscienza) di se stesse, della loro vita, di non delegare la nascita a nessuno, di viversela integralmente nell?intimità della loro casa, con pochi/e amici/he intime o in solitudine.

Questo avveniva in un clima di illegalità, di paura. La paura di essere sgombrati da un momento all?altro, di trovarsi i carabinieri in casa la mattina per la perquisizione rituale alla ricerca di droghe e armi, con la minaccia del foglio di via per chi non aveva la residenza, con il pericolo delle conseguenze legali se fosse successo qualcosa di spiacevole alla madre o al bambino a causa del parto naturale.


Da allora ad oggio: l'evoluzione del parto nella storia degli elfi

Questo era il clima in cui avvenivano i parti 30 anni fa, un clima non certo piacevole se pensi che alle donne che si recavano dal medico per accertarsi dellla buona salute del bambino nella pancia, veniva detto: ? non partorirai mica in casa? In quelle condizioni di scarsa igiene, di mancanza di mezzi, lontani come minimo mezz?ora dalla strada asfaltata, Senza un? opportuna assistenza medica.?

Cose dall?altro mondo, cose da Medio Evo, soprattutto se ci saranno delle responsabilità, nel caso peggiore denunce e conseguente condanna.

Per fortuna adesso le cose sono un po' cambiate, puoi firmare per mantenere su di te la responsabilità se non ti sotometti a tutte le operazioni di routine, non osservando la prassi.


Allora non eri neppure informato della tua possibilità di rifiutare. Eri nell?obbligo e basta. Non si discuteva, loro facevano a tua insaputa, non era un tuo diritto sapere quello che stavano facendo su di te, a meno che non fosse un medico aperto e sensibile, nella maggioranza dei casi venivi trattato come una merda, come un oggetto su cui operare, gonfiandosi della loro potenza, abusando, esercitando uno strapotere.


Quante donne hanno dovuto subire, quante donne e bambini hanno della nascita un ricordo terrificante per come sono stati trattati, per la mancanza di sensibilità e di amore nel momento più importante della loro vita.

Quante volte è stato praticato il cesareo per comodità, perché più rapido, senza dover sopportare le urla della partoriente, e così il medico poteva tornare all?occupazione precedente, sentire la cronaca delle partite di calcio o chiacchierare con le infermiere.


La storia del coraggio di Imma: partoriente a Gran Burrone

Parliamo di Imma, al coraggio indomito di una donna, che sfida le paure, le consuetudini, le regole sociali, la morale di quel periodo per partorire a Gran Burrone, in mezzo ai castagni, nell?ambiente che è il suo focolare, in mezzo ai suoi affetti e con i tempi e le modalità che lei ha deciso, senza interferenze ed obblighi, senza necessità esterne al suo sentire, trovando la forza dentro di sé, con volontà ed ostinazione, fino al punto di farcela.


Così è stato, dopo un travaglio lunghissimo, un?attesa spasmodica, la trepidazione di chi è sospeso tra la vita e la morte, la paura di non farcela, dell?insuccesso, dell?inevitabile, del dramma o della felicità immensa. Tutto si giocava in quell?istante, tutto era lì a testimoniare con quell?evento la giustizia o l?errore di una scelta, tutto sarebbe diventato di dominio pubblico (ed io trovo solo adesso il coraggio per scriverlo, dopo 30 anni, stimolato dalla pubblicazione, altrimenti sarebbe rimasto nel cassetto dei ricordi proibiti, per non far riaffiorare la sofferenza di tante scelte giuste ma perseguitate, perché contrarie all?ambiente sociale, alle convenzioni che sono dominanti perché funzionali al sistema, alla repressione che viene esercitata su ogni individuo per ernderlo succube, incapace, inferiore; così ci vuole il potere per dominarci, per poterci sfruttare).


Tutto andò bene perché così volle il destino ( anche se il bimbo nacque cianotico con tregiri di cordone ombelicale intorno al collo e ci impiegò un po? di tempo prima di respirare), non ci sono meriti o demeriti da attribuire, solo il grande mistero e l?energia universale guidano la nascita, fanno sì che il destino si compia.


Da allora ho imparato che tutto fila liscio, che bisogna avere pazienza e fiducia, che non c?è da forzare nulla, che il piccolo si fa strada millimetro per millimetro con il ritmo delle contrazioni, come le onde del mare, con una successione incalzante ed un crescendo inevitabile fino alla spinta finale, quando compare alla vista di tutti.


Non c?è recriminazioni per una donna che non ci riesce, ?il dolore è troppo forte da sopportare, è meglio piuttosto qualsiasi cosa piuttosto che continuare il travaglio, portatemi all?ospedale, non ce la faccio più, sono esausta, allo stremo, basta.?

E così inizia la corsa per l?ospedale, questo mette di nuovo in moto l?adrenalina, la speranza della nascita seppur attravesro una forma di delega.

Ma se è necessario va bene così.


Il parto in casa

E? sempre la donna a decidere, è lei che deve prendere la decisione ed è importante che non si senta forzata, né in una direzione né in quell?altra, se ha fiducia nel compagno decideranno assieme, partoriranno assieme.

Gli altri amici che sono solo un corollario che ti da forza, che ti aiutano, a volte sono anche presenze fastidiose, meglio allontanarli se ti tolgano la concentrazione, se sono troppo invasive.


?Ciò che è fondamentale è la fiducia in se stesse, è la resistenza al dolore, è il lasciarsi andare al flusso dell?energia vitale, è il distendersi, il rilassarsi, l?accettare invece che combattere, indurirsi, ostacolare.


Poi tutto avviene lentamente, gradualmente..state certi che nasce, possono passare un paio d?ore come intere giornate al massimo 48 ore da quando si sono perse le acque, ma non c?è nessuna regola, non c?è nessun precetto da seguire tranne le cose elemantari per un parto: il travaglio ha inizio quando si toglie il ?tappo?, fuoriesce una sostanza gelatinosa a volte intrisa di sangue bianco rosa.

Le acque devono essere di colore chiaro altrimenti qualcosa di brutto è successo o è in corso, così meglio corere all?ospedale.

Orbene se dovessi scrivere un manuale sulla pratica del parto oltre questo consiglierei, soprattutto alle donne alla prima esperienza, di entrare nella dinamica del parto quando le contrazioni diventano forti, di non entrarci subito poiché alla fine diventa estenuante la fatica e l?attesa. Non si è dormito, ci si è messi nella tensione del parto come se dovesse nascere fin dall?inizio. Ma il parto è lungo, bisogna saper graduare l?energia, altrimenti si rischia di non farcela.

Poi l?altra cosa è il respiro. E? importante per sentire meno il dolore, per trattenere l?energia, per accompagnare la contrazione.

Bei respiri profondi con il naso, fare uscire l?aria dopo averla trattenuta dalla bocca.

Nient?altro.

Ma io sono un uomo e non ho mai partorito, quindi non posso sapere le trasformazioni profonde, le sensazioni che avvengono in voi, 

So quello che avviene in me per aver assistito a numerosi parti e dè un?esperienza vivificante, rigenerante come se tute le cellule rimanessero contagiate rivivendo la nascita. D?altronde il parto è la massima espressione della vita.